{"id":2084,"date":"2024-06-08T12:59:21","date_gmt":"2024-06-08T10:59:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/?p=2084"},"modified":"2024-07-20T10:23:35","modified_gmt":"2024-07-20T08:23:35","slug":"cavalieri-o-cavaliere-della-repubblica-un-nuovo-quesito-per-il-linguaggio-di-genere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/2024\/06\/08\/cavalieri-o-cavaliere-della-repubblica-un-nuovo-quesito-per-il-linguaggio-di-genere\/","title":{"rendered":"Cavalieri o Cavaliere della Repubblica? Un nuovo quesito per il linguaggio di genere."},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_2090\" style=\"width: 269px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2090\" class=\"size-full wp-image-2090\" src=\"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/cavaliere-rep-2.jpeg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"194\" \/><p id=\"caption-attachment-2090\" class=\"wp-caption-text\">Particolari delle onorificenze al Merito della Repubblica Italiana (sopra) e del Lavoro (sotto).<\/p><\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2091\" src=\"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/cavalieri-2-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"253\" height=\"199\" \/><\/p>\n<p>In prossimit\u00e0 della Festa della Repubblica del 2 giugno, la stampa nazionale ha diramato l\u2019elenco degli insigniti della nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana e a Cavaliere del Lavoro: un appuntamento ricorrente che puntualmente accende (per poi spegnere dopo poche ore) i riflettori su nostri illustri connazionali, alcuni pi\u00f9 noti di altri, che si sono distinti nel proprio campo professionale tanto da meritare l\u2019onorificenza tributata.<\/p>\n<p>Fra gli ultimi venticinque Cavalieri del Lavoro \u00e8 stata \u201csegnalata\u201d la presenza di cinque donne a completare l\u2019elenco degli insigniti.<\/p>\n<p>Fin qui nulla di anomalo, se non fosse stato per quel <em>\u201ccavalieri\u201d<\/em> da attribuirsi alle neonominate che \u00e8 sembrato stridente (solo a chi scrive?).<\/p>\n<p>Stridente con il loro genere e stridente con l\u2019ormai tanto accorto uso del linguaggio di genere, che \u00e8 da ritenersi fra le pi\u00f9 incisive e sensibili derivazioni delle politiche dell\u2019inclusivit\u00e0 e delle pari opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli studi sul linguaggio di genere, contrariamente a quanto si possa pensare, non sono una \u201ccreazione\u201d moderna: era il 1987 quando veniva dato alle stampe <em>Il sessismo nella lingua italiana<\/em>, uno studio sull\u2019esistenza di possibili derive <em>\u201csessiste\u201d<\/em> (discriminatorie diremmo oggi) nella lingua italiana, commissionato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Commissione Nazionale per la Parit\u00e0 e le Pari Opportunit\u00e0 ad Alma Sabatini. Un\u2019indagine che cattur\u00f2 l\u2019attenzione, suscitando <em>\u201cun interessante dibattito sulla corrispondenza effettiva tra significante e significato, mettendo in luce, tra l\u2019altro, il legame tra discriminazioni culturali e discriminazioni semantiche\u201d<\/em>, come ricordava Tina Anselmi, allora Presidente della Commissione Nazionale per la Parit\u00e0 e le Pari Opportunit\u00e0 fra Uomo e Donna, nella Prefazione alla ristampa che dell\u2019opera si fece nel 1993<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Nel volume del 1987 erano, altres\u00ec, confluite le <em>Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana <\/em>(1986), il cui scopo era quello di suggerire alternative linguistiche che si sostituissero a parole, lemmi, espressioni in odore di sessismo, per consentire di <em>\u201cdare visibilit\u00e0 linguistica alle donne e pari valore linguistico a termini riferiti al sesso femminile\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Per altro verso, l\u2019attenzione ad un linguaggio non stereotipante, non sessista non discriminatorio o allusivo porter\u00e0 il Consiglio Nazionale dell\u2019Ordine dei Giornalisti ad integrare nel 2021 il <em>Testo unico dei doveri del giornalista<\/em>, con la previsione di una norma \u2013 l\u2019art.5 <em>bis<\/em> \u2013 che introduce il rispetto delle differenze di genere nella trattazione dei fatti di cronaca riferiti ad episodi di violenza di genere<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>Dagli inizi degli anni \u201890 del Novecento gli studi e le tutele sulla parit\u00e0 di genere e sulle pari opportunit\u00e0 uomo\/donna non solo si sono moltiplicati, ma hanno finito per incidere significativamente in ogni ambito della vita sociale, al punto da essere emancipati dal ruolo marginale in cui erano stati relegati per farli assurgere a veri protagonisti di dibattiti, conferenze e <em>meeting<\/em> incentrati sul tema.<\/p>\n<p>Sul piano del linguaggio di genere, tuttavia, non sempre le posizioni degli addetti ai lavori sono ancora coese ed unanimi, quasi come se discutere del genere legandolo anche al linguaggio equivalga a far degradare la questione ad un rango puramente formale e di valore effimero, soprattutto allorch\u00e9 il <em>focus<\/em> della questione \u00e8 quello dei femminili professionali, ossia i sostantivi che indicano colui o colei che svolge una specifica professione.<\/p>\n<p>E\u2019 diffuso un certo <em>nonsense<\/em>.<\/p>\n<p>Per professioni e mestieri tradizionalmente o prevalentemente o storicamente svolti da donne e collocati in una sfera medio-bassa della piramide professionale, come maestra, commessa, cameriera, segretaria, cassiera, non si fa fatica ad accettarne la declinazione al femminile. Tuttavia, allorch\u00e9 si promuove l\u2019uso di sostantivi come sindaca, assessora, ministra, avvocata, ingegnera, il femminile diventa inappropriato, cacofonico, inesistente, inutile, ghettizzante e cos\u00ec via<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che sorprende \u00e8 che la censura si attiva nel momento in cui s\u2019inizia a scalare la vetta delle professioni e dei mestieri tradizionalmente o prevalentemente o storicamente svolti da uomini.<\/p>\n<p>Ad un\u2019accettazione consolidata da una malsana e diffusa abitudine sociale <em><u>(\u201csi \u00e8 sempre detto cos\u00ec\u201d<\/u>)<\/em> corrispondono le <em>\u201cgabbie mentali\u201d<\/em><a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> dalle quali, a volte, sono le stesse donne che faticano ad uscire, pericolosamente oscillanti come un pendolo fra l\u2019indifferenza <em>(\u201ctanto non cambia nulla\u201d)<\/em> e la cieca supponenza <em>(\u201cLa senatrice Susanna Agnelli voleva essere chiamata senatore; noi la chiamavamo senatrice, e per questo mi mostr\u00f2 spesso la sua inimicizia\u201d<\/em>, cos\u00ec ricorda Sergio Lepri, uno dei padri del giornalismo italiano<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>), ignare del pericoloso agguato al riconoscimento del proprio ruolo sociale che simili condotte rinforzano.<\/p>\n<p><em>\u201cIl titolo maschile per la donna serve di perenne memento che la carica \u00abspetta all\u2019uomo\u00bb\u201d, <\/em>si afferma nell\u2019introduzione del saggio di Sabatini citato<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>Tornando, dunque, alla riflessione di apertura del presente scritto e prospettando una soluzione alla questione da essa nata, \u00e8 pi\u00f9 che corretto, sul piano grammaticale, sociale e giuridico sollevare un\u2019eccezione all\u2019uso del termine <em>cavalieri <\/em>per le professioniste destinatarie delle onorevoli benemerenze del 2 giugno.<\/p>\n<p>Si potr\u00e0, dunque, dire<em> Cavaliere<\/em> (come plurale di <em>Cavaliera<\/em>) al Merito della Repubblica Italiana e del Lavoro?<\/p>\n<p>La questione, per essere risolta, deve essere tratta su due piani: quello giuridico-formale e quello linguistico-grammaticale.<\/p>\n<p>Nessun problema parrebbe sussistere sul primo profilo, visto che le due onorificenze sono state istituite con legge della Repubblica.<\/p>\n<p>L\u2019<em>Ordine \u00abAl merito della Repubblica italiana\u00bb<\/em> \u00e8 regolato da pi\u00f9 atti: la L.178\/1951, il D.P.R. n.458 del 3 maggio 1952 e il D.P.R 31 ottobre 1952.<\/p>\n<p>La L. 194\/1986 reca, invece, le norme sull&#8217;<em>Ordine cavalleresco al merito del lavoro<\/em>.<\/p>\n<p>Una semplice interpolazione del testo, nella parte in cui si riferisce ai soli <em>cavalieri<\/em> e ai <em>cittadini<\/em>, con l\u2019inserimento del corrispettivo femminile &#8211; <em>cavaliera<\/em> e <em>cittadine<\/em> &#8211; e con la conseguente autorizzazione a fregiarsi del relativo titolo onorifico femminile, riallineerebbe paritariamente la presenza dei due generi nella norma, rispecchiando in modo fedele la realt\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 articolata la questione sul piano grammaticale, per la cui soluzione occorre un approfondimento, volto innanzitutto a verificare l\u2019esistenza del termine nella lingua italiana.<\/p>\n<p>Attingendo ad uno fra i pi\u00f9 affidabili e consultati fra i dizionari italiani<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, il termine <em>cavaliera<\/em> esiste ed \u00e8 riportato con duplice significato.<\/p>\n<p>Il primo rinvia al linguaggio specialistico della geometria<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>; il secondo ne fa un derivato di <em>cavaliere<\/em>, ma con duplice accezione: nella forma antiquata o scherzosa, <em>cavaliera<\/em> \u00e8 <em>\u201cLa moglie, o anche la figlia di un cavaliere\u201d<\/em>; nella locuzione <em>alla cavaliera<\/em>, deve intendersi <em>\u201cda cavaliere, al modo dei cavalieri: vestire alla cavaliera\u201d<\/em><a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p>Se la ricerca lessicale consente di ritenere esistente, sebbene antiquato, il termine <em>cavaliera<\/em>, come femminile di <em>cavaliere<\/em>, \u00e8 anche vero che nessuna delle due accezioni autorizza a fare di cavaliera l\u2019omologo semantico di cavaliere, con tutte le sfumature di significato che ad esso si accompagnano, soprattutto sul piano delle qualit\u00e0 morali e spirituali.<\/p>\n<p>Tuttavia, ripescando nel passato della storia italiana, si pu\u00f2 scoprire che <em>cavaliera<\/em> veniva usato con un ulteriore significato, venendo cos\u00ec chiamate le donne che indossavano l\u2019abito monacale dell\u2019Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> e, in questa accezione, \u00e8 parte del titolo del saggio <em>\u201cNobildonne, monache e cavaliere dell\u2019Ordine di Santo Stefano\u201d<\/em>, a cura di M. Aglietti<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle finalit\u00e0 dell\u2019opera citata, \u00e8 d\u2019interesse per la nostra ricerca quanto ivi riportato con riferimento al termine <em>de quo<\/em>: \u201cCaduto in disuso nella lingua italiana, era invece utilizzato nella antica lingua toscana a fianco del poi divenuto prevalente <em>cavalieressa<\/em> o <em>cavalleressa<\/em>. I due lemmi <em>cavaliera<\/em> e <em>cavalieressa<\/em>, per\u00f2, originariamente si differenziavano per significato: <em>cavaliera<\/em> era infatti la dama dotata di corteggiatore o piuttosto \u00abcolei che difende e sostiene\u00bb, quindi riferibile ad un individuo di sesso femminile dotato di una propria soggettivit\u00e0 ben definita, in un ruolo attivo; mentre per <em>cavalieressa<\/em> si indicava semplicemente la moglie di un cavaliere, una condizione quindi nella quale era la qualit\u00e0 dell\u2019uomo a caratterizzare l\u2019identit\u00e0 della donna, relegandola in un ruolo passivo\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019estratto si rivela, a giudizio di chi scrive, cruciale per la soluzione del quesito, in quanto, nell\u2019accezione originaria di <em>\u00abcolei che difende e sostiene\u00bb<\/em>, come riportato nel testo a cura di Aglietti, <em>cavaliera<\/em> \u00e8 l\u2019autentico equivalente semantico del maschile <em>cavaliere<\/em> e, pertanto, pi\u00f9 che idoneo ad essere utilizzato per appellare le donne, le professioniste che vengono insignite delle onorificenze al Merito della Repubblica Italiana e del Lavoro, scalzando e superando anche l\u2019accezione scherzosa tutt\u2019oggi diffusa<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p>Il processo di affermazione linguistica di una parola, lo sanno bene &#8211; e meglio di chi scrive &#8211; gli addetti ai lavori, tuttavia, non si valida con un\u2019integrazione a penna rossa sul testo di legge o sui dizionari, ma soggiace all\u2019uso che di essa si fa e al \u201cpeso\u201d che essa ha.<\/p>\n<p>\u201cIl termine deve rispondere a tre criteri oggettivi: essere usata da un numero sufficientemente alto di persone, per un periodo sufficientemente lungo e, se possibile, in contesti differenziati\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. Quindi, si dovrebbe dedurre che l\u2019attesa per l\u2019uso di <em>cavaliera<\/em>, in luogo di <em>cavaliere<\/em>, sia ancora lunga.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, a totale e completa obiezione, deve riconoscersi che l\u2019uso dei femminili professionali, una volta \u201cdisturbanti\u201d (perch\u00e9 cacofonici), come <em>sindaca, assessora, avvocata, ingegnera<\/em>, \u00e8 ormai ampiamente condiviso e al suo consolidamento d\u00e0 un enorme contributo, in chiave autenticamente educativa, la televisione<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>; in una prospettiva di <em>accelerazione<\/em>, dunque, del processo di affermazione anche del termine <em>cavaliera<\/em>, un\u2019interpolazione dei testi legislativi sopra richiamati potrebbe essere determinante anche per le ricadute sociali che ne deriverebbero.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 consentirebbe di dettare un passo nuovo e ulteriore verso il completo allineamento della posizione fra uomo e donna in una dimensione paritaria e, certamente, pi\u00f9 conforme ad una rappresentazione pi\u00f9 vera e autentica della realt\u00e0<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p>Per far s\u00ec che ci\u00f2 che si dice, esista!<\/p>\n<p>Perch\u00e9 lungo quel <em>binario su cui viaggia il pensiero<\/em> ci siano sempre meno distinzioni di classe, di ruoli e di <em>genere<\/em>.<\/p>\n<p><em>Avv. Anna Pizzimenti<\/em><\/p>\n<p><em>Referente Sezione di Studi Giuridici<\/em><\/p>\n<p><em>S.S.P.A. \u201cG. Sergi\u201d <\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>A. Sabatini, <em>Il sessismo nella lingua italiana<\/em>, Roma, 1993.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Consultabile su <a href=\"https:\/\/www.odg.it\/testo-unico-dei-doveri-del-giornalista\/24288\">https:\/\/www.odg.it\/testo-unico-dei-doveri-del-giornalista\/24288<\/a>: la previsione di un dovere deontologico, in capo al giornalista, relativo all\u2019uso di un corretto linguaggio nei casi indicati, ha come conseguenza l\u2019applicazione di sanzioni disciplinari seguenti alla violazione della prescrizione normativa e, dunque, maggior tutela per le donne vittime di violenza di genere, anche nella diffusione delle notizie relative ai crimini subiti.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Si rinvia all\u2019esaustivo saggio di V. Gheno, <em>Femminili singolari. Il femminismo \u00e8 nelle parole, <\/em>Firenze, 2019.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Cos\u00ec P. De Nicola, <em>La mia parola contro la sua,<\/em> Milano, 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Si veda, pi\u00f9 dettagliatamente, in A. Sabatini, <em>Op. cit.<\/em>, p. 17 ss.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> A. Sabatini, <em>Op. cit.<\/em>, p. 25.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Si veda, Treccani, <em>V<\/em><em>ocabolario<\/em>, sia nella versione cartacea che sull\u2019omologa <em>on line<\/em>, consultabile su <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/ricerca\/cavaliera\/\">https:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/ricerca\/cavaliera\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Cavaliera: <em>\u201cIn geometria, assonometria c., particolare tipo di assonometria, cos\u00ec detta perch\u00e9 inizialmente usata da ingegneri militari per rappresentare lavori di fortificazione\u201d<\/em>, Treccani, <em>V<\/em><em>ocabolario<\/em>, <em>ivi.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> V., Treccani, <em>V<\/em><em>ocabolario<\/em>, <em>ivi.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> L\u2019Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano Papa e Martire fu istituito nel 1562 per volere di Cosimo I de\u2019 Medici, Granduca di Toscana. Il 1 febbraio 1562, papa Pio IV con la Bolla <em>\u201cHis quae Pro Religionis Propagatione\u201d<\/em> approv\u00f2 gli Statuti e il 15 marzo consacr\u00f2 l\u2019Ordine sotto la regola Benedettina e la protezione di Santo Stefano Papa e Martire, conferendo a Cosimo I e ai suoi discendenti il titolo e l\u2019abito di Gran Maestro. Per approfondimenti, si rinvia a <a href=\"http:\/\/www.istituzionecavalieri.it\/lordine-dei-cavalieri-di-santo-stefano-papa-e-martire\/\">www.istituzionecavalieri.it\/lordine-dei-cavalieri-di-santo-stefano-papa-e-martire\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> AA.VV., <em>Nobildonne, monache e cavaliere dell\u2019Ordine di S. Stefano. Modelli e strategie femminili nella vita pubblica della Toscana granducale<\/em>, a cura di M. Aglietti, Pisa, 2009.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> AA.VV., <em>Nobildonne, cit.<\/em>, p. 6-7.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Inizialmente, si era pensato che un\u2019alternativa plausibile a <em>cavaliere<\/em> fosse <em>dama<\/em>, usato in molti contesti associativi e in alcuni Ordini Cavallereschi (in via esemplificativa e non esaustiva, <em>Croce Rossa<\/em> e <em>Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme<\/em>), per indicare le donne che ivi prestano la propria opera. Tale ipotesi \u00e8 stata accantonata, tuttavia, sia per la \u201criscoperta\u201d dell\u2019accezione trecentesca del termine <em>cavaliera<\/em>, sia perch\u00e9 <em>dama<\/em> evocava un inquadramento delle donne in attivit\u00e0 esclusivamente o prevalentemente benefiche (V. Dame della carit\u00e0), sia, infine, perch\u00e9, <em>dama <\/em>accentuava un connotato estremamente <em>femminilizzato<\/em> del ruolo della donna, come sintesi di eleganza, modi e portamento, che l\u2019avrebbero relegata nuovamente ad un ruolo ancillare, rispetto all\u2019uomo, che nell\u2019iconografia tradizionale, e non solo in quella, faceva della dama la moglie del feudatario o del signorotto.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Cos\u00ec, V. Gheno, <em>Femminili singolari, cit., <\/em>p.28.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Un plauso va agli autori di una delle ultime fiction di Raiuno, <em>\u201cStudio Battaglia\u201d<\/em>, in cui le protagoniste si qualificano e vengono appellate, anche dai colleghi uomini, con il femminile professionale <em>\u201cavvocata\u201d <\/em>e<em> \u201cavvocate\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> \u201cLe parole costituiscono i nodi della rete semantica con la quale ci \u00e8 possibile afferrare e comprendere la realt\u00e0 che ci circonda\u201d, cos\u00ec Aglietti, in AA.VV., <em>Nobildonne, cit.<\/em>, p. 5.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; In prossimit\u00e0 della Festa della Repubblica del 2 giugno, la stampa nazionale ha diramato l\u2019elenco degli insigniti della nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana e a Cavaliere [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2090,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[94],"tags":[92,93,91,90,89,52,88],"class_list":["post-2084","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-stpubblicazioni","tag-cavaliera","tag-cavaliere","tag-cavalieri-del-lavoro","tag-cavalieri-della-repubblica","tag-donne","tag-genere","tag-linguaggio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2084","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2084"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2084\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2095,"href":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2084\/revisions\/2095"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2090"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2084"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2084"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolapsicologia.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2084"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}